Il rimborso erogato ai volontari della protezione civile va fatturato


Il rimborso per “il mancato guadagno giornaliero” corrisposto ai volontari “lavoratori autonomi” costituisce “lucro cessante” per il percipiente, in quanto “sostitutivo” del mancato guadagno giornaliero e deve essere regolarmente fatturato con la ritenuta a titolo di acconto dell’IRPEF dovuta. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 07 novembre 2019, n. 474).

Il codice della protezione civile prevede che ai volontari lavoratori autonomi appartenenti alle organizzazioni di volontariato riconosciute e legittimamente impiegati in attività di protezione civile, che ne fanno richiesta, sia corrisposto un rimborso per il mancato guadagno giornaliero calcolato sulla base della dichiarazione dei redditi (Modello “Redditi”) presentata l’anno precedente a quello in cui è stata prestata l’opera di volontariato, nel limite di euro 103,29, giornalieri lordi.
Ne consegue che il rimborso per “il mancato guadagno giornaliero” corrisposto ai volontari “lavoratori autonomi” costituisce, per espressa previsione normativa, “lucro cessante” per il percipiente, in quanto “sostitutivo” del mancato guadagno giornaliero, a nulla rilevando l’attività volontaria effettivamente svolta dal professionista, ossia se l’ingegnere presta un’attività di volontariato rientrante nell’ambito della propria professione o meno.
Tale rimborso, quindi, deve essere regolarmente fatturato da parte del lavoratore autonomo, trattandosi di compensi costituenti per il percipiente reddito di lavoro autonomo. In questo caso, la fattura dovrà evidenziare la ritenuta a titolo di acconto dell’IRPEF dovuta.
L’Ente erogatore, invece, con riferimento ai compensi corrisposti, provvederà:
– ad operare la ritenuta del venti per cento a titolo di acconto dell’IRPEF dovuta dal professionista;
– al rilascio della cd. Certificazione Unica;
– alla compilazione e trasmissione della dichiarazione dei sostituti di imposta (Modello 770).
Da ultimo, con riguardo alle spese sostenute dal professionista per lo svolgimento dell’attività, queste devono essere sempre fatturate, unitamente al compenso, in quanto rientrano nell’ambito del reddito di lavoro autonomo, mentre, tutte le spese relative all’esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista.
In pratica, i professionisti non devono “riaddebitare” in fattura tali spese al committente e non possono considerare il relativo ammontare quale costo deducibile dal proprio reddito di lavoro autonomo.